Miscellanea

Strategia rifiuti zero: best practises nel mondo

L’Italia – come molti paesi europei – ha aderito al programma Europa 2020 che prevede l’abbattimento della produzione dei gas serra entro il 2020, un impegno che vede l’Italia in pole position sull’innovazione e le politiche a favore delle energie sostenibili in linea con gli obiettivi prefissati. All’interno delle politiche da adottare vi è anche il miglioramento delle tecniche di smaltimento rifiuti.

Sebbene, la capitale è nell’occhio del ciclone proprio per la cattiva gestione dei rifiuti, le imprese di smaltimento rifiuti Roma – alcune già molto lodevoli e all’avanguardia – potrebbero, tuttavia, dare un’occhiata alle procedure messe in atto all’estero e trarne profitto, in tutti i sensi.

La strategia rifiuti zero nel mondo

Già nel 1995, Canberra (Australia) fu la prima capitale ad adottare una strategia rifiuti zero introducendo la legge “No waste by 2010 – Zero rifiuti entro in 2010”, un obiettivo pienamente raggiunto, così come il 65% delle municipalità della Nuova Zelanda che nel 2003 adottano la legge “No Waste by 2015”. Strategie per l’abbattimento della produzione di rifiuti sono state attuate fin dal 2000 negli Stati Uniti (California, in prima linea, seguita dal Texas e dal Canada). Anche l’America Latina si rende conto della necessita di migliorare lo smaltimento dei rifiuti e nel 2005 in Argentina viene proclamata la “Ley Besura Cero – Legge Rifiuti Zero” rifiutando l’ipotesi degli inceneritori. India, Filippine e Giappone hanno da tempo adottato misure che puntassero a forme diversificate di discarica, ma soprattutto a puntare ad azzerare i rifiuti entro il 2020.

Città come Los Angeles, San Francisco, Canberra sono riuscite a raggiungere il 75% di sottrazione dalla discarica, dimostrando che l’abbattimento dei rifiuti è possibile anche nelle metropoli e non solo nelle piccole realtà. In questo modo, industrie del calibro della Toyota, Nike, Xerox, Walmart sono state costrette a riconoscere che la produzione di rifiuti costituisce una «parte inefficiente della produzione» da eliminare gradualmente anche riducendo la produzione di prodotti di scarto a cominciare dagli imballaggi.

L’esempio virtuoso del comune di Capannori

Senza guardare troppo lontano, un esempio di best practise tutta italiana si trova in Toscana, nel comune di Capannori che nel 2007 è il primo comune italiano ad adottare con Delibera Consiliare una “Strategia Rifiuti Zero entro il 2020”, mettendo in atto una vera e propria rivoluzione culturale. Il Comune di 46.000 abitanti, oltre ad adottare la tecnica della Raccolta Differenziata (RD) porta a porta, ha creato dei punti di compostaggio e avviato un centro di ricerca per lo studio di nuove tecniche di smaltimento.

Il modello tedesco per lo smaltimento dei rifiuti

Lo smaltimento dei rifiuti in Germani è finanziato dai produttori perché il costo dell’operazione è già compreso nel prezzo di acquisto. Al cittadino restano i costi di smaltimenti dei rifiuti secchi.

In Germania, la RD dei rifiuti domestici è stata introdotta già negli anni ’70 del Novecento, ma solo negli anni ’90 si è intensificato il riciclaggio. Dal 1° giugno 2005, è proibito lo smaltimento di rifiuti non trattati, mentre il “secco” viene indirizzato agli inceneritori per ricavarne energia elettrica o termica. La legislazione vigente – Kreislaufwirtschaftsgesetz – però, prima di arrivare all’inceneritore, impone prima il riutilizzo e la rivalorizzazione e solo in seguito per la quota rimanente la trasformazione in energia.

I rifiuti vengono suddivisi – come in Italia – per tipologia: carta, vetro, umido, imballaggi e secco. Il ritiro avviene presso le abitazioni, negozi, condomini, ospedali. Per quanto riguarda, invece, rifiuti di materiale elettrico, medicinali, lubrificanti, macerie, vestiti occorre portarli negli appositi punti di raccolta o isole ecologiche.

Lo smaltimento per il cittadino è gratuito perché compreso nel prezzo di acquisto, per lo smaltimento del secco, invece, si paga in base al volume per dimensioni e numero di bidoni o cassonetti richiesti.

Un incentivo al riciclo è la cauzione per il multiuso di bottiglie e contenitori che consiste nel pagare all’acquisto di bottiglie di vetro o plastica PET una cauzione che verrà restituita alla riconsegna del vuoto presso lo stesso punto vendita. La cauzione di una bottiglia di vetro per vino costa dai 2 a 3 centesimi, per un vuoto di birra si paga 8 centesimi, per i contenitori PET (bottiglie, yogurt, latte) 15 centesimi. Le bottiglie di vetro plastiche vuote non restituite vanno a finire nei cassonetti del vetro e della plastica. I vuoti multiuso vengono sottoposti a lavaggi chimici e riutilizzati: la bottiglia di vetro può essere riusata fino a 50 volte, mentre la plastica fino a 25 volte.

La sinergia giusta tra cittadini e municipalità permette di raggiungere gli obiettivi con il minimo sforzo e massimizzando i risultati.